Martedi, 17 ottobre 2017 - ORE:19:08

Cosa ne è stato della Costa Concordia?

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La vicenda della Costa Concordia

Qui in Italia il caso è stato eclatante e seguito da milioni di spettatori increduli di ciò che vedevano in televisione, sentivano per radio e via dicendo. Ma è stato anche motivo di attenzione da parte dei media del resto del mondo, rotocalchi e televisioni hanno mandato i loro inviati per seguire in diretta le vicende del gigante, ormai relitto, adagiato nelle meravigliose acque del Giglio. Da quella maledetta notte fino alle recenti operazioni di trasferimento nel porto di Genova, la Concordia è stata star indiscussa delle cronache di tutti i paesi del mondo, con i membri del suo equipaggio e le tristi storie di chi non ce l’ha fatta.

Quando la nave era salpata dal porto di Civitavecchia dando inizio alla crociera chiamata “Profumo d’agrumi” nel mar Mediterraneo, aveva in programma di fare tappa al porto di Savona; il mare che lambisce le coste della Toscana e delle isole adiacenti alla sua costa era solo un punto di passaggio quindi. Ed è proprio qui che ha luogo l’incidente, a pochissimi metri dalla costa, a quanto pare 96 ( 518 secondo invece il GIP di Grosseto), causando lo sconto della nave con degli scogli che hanno causato l’apertura di una falla lungo il fianco della Concordia, lunga 70 metri, che ha portato ad una brusca interruzione della crociera, ad un black-out e al comprensibile e conseguente panico tra i passeggeri. Ma perché questa nave era così vicina all’isola? Perché non passava ad una distanza più ragionevole e sicura?

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Questa è la questione alla base della quale si stanno svolgendo lunghi ed estenuanti accertamenti da parte del tribunale. Il comandante Schettino, come abbiamo precedentemente detto indagato, stava portando a termine una pratica comune tra i comandanti di navi da crociera e già da lungo tempo criticata: quella del cosiddetto “saluto” al porto di passaggio, spingendo il colosso del mare a vicinanza eccessiva e pericolosa per poterlo far ammirare dai cittadini del luogo. Sono comuni le immagini di questi giganti nel porto di Venezia ad esempio, ridicolmente vicini a luoghi di interesse culturale e centri abitanti, oramai sfondo abituale delle fotografie dei turisti.

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L’impatto ambientale

La tragedia fu grande, e l’Italia intera si è stretta attorno alle famiglie delle vittime, intorno a chi ha fatto di tutto per aiutare i sopravvissuti in quella fredda notte di gennaio; eppure non si è potuto fare niente per fermare la giostra mediatica, per bloccare il turismo post incidente. Migliaia di persone hanno ammesso, quando a settembre sono state iniziate e portate a termine le operazioni di galleggiamento e spostamento, di aver affrontato viaggi e grandi spostamenti solo per assistervi. Dal mese di settembre il gigante Concordia ha trovato un nuovo proprietario, la ditta che si occuperà dello smantellamento ( che potrà durare fino a due anni e mezzo) , e una nuova casa: il porto di Genova appunto. Il galleggiamento è stato la parte più delicata, e molti l’hanno seguito col fiato sospeso, anche la minima imprecisione poteva significare il fallimento dell’operazione.

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E mentre la Costa Concordia ha trovato la sua casa finale, nei cantieri da cui era uscita la prima volta in mare, in modo quasi simbolico, si continuano a contare le conseguenze del disastro marittimo. Le associazioni ambientaliste contano i danni al fragile ed unico nel suo genere ecosistema del Giglio, le società assicurative i miliardi di euro coinvolti. Ma una conta che non smetteremo mai di fare sarà purtroppo quella delle persone che non ce l’hanno fatta, che hanno trovato la fine in quello che doveva essere un piacevole diversivo.



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