Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:00:28

Dedovshina: Ragazzi senza voce


Smartwatch free

Facciamo un gioco. Giochiamo alla televisione.

Sei seduto su uno sgabello. Un gruppo di soldati ubriachi ti mette in mano un secondo sgabello. Su questo secondo sgabello c’è una tazza piena d’acqua. I soldati ridono e ti strappano lo sgabello su cui sei seduto da sotto le gambe. Devi reggere l’altro sgabello in modo che non coli una sola goccia d’acqua. Se cola una sola goccia d’acqua, prendi un sacco di botte.

Mettiamo che in questo incubo la goccia d’acqua coli. Ti chiedi com’è possibile. Stavi fissando lo sgabello con intensità tale che non è possibile tu abbia sbagliato a calcolare l’equilibrio. È per questo che si chiama televisione, il gioco. Ma non è bastato. L’acqua è caduta.

Allora ti legano alla sedia e iniziano a picchiarti. Forte. Ti picchiano perché l’acqua è caduta. Hai perso al gioco, non hai passato la prova. Per conoscere il dolore è abbastanza un minuto, si dice, ma questa tortura dura ore. Ore. E altre ore. I soldati si interrompono per bere, poi ricominciano. Poi si interrompono di nuovo per violentarti. Poi ricominciano. Poi bevono, poi ricominciano. Ore e altre ore. Quando hanno finito, ti dicono di non dire niente. Tu non dici niente. I dottori che ti visitano dicono che stai bene, che non c’è nessun problema.

Questo non è un gioco. È il Capodanno del 2005, e tu sei un soldatino russo di diciannove anni che si chiama Andrej Sichov. L’acqua è caduta dallo sgabello. Qualche giorno dopo le parti del tuo corpo maggiormente colpite vanno in cancrena. Inizia l’agonia. Preghi di morire, ma riescono a salvarti. A un prezzo però: devono amputarti entrambe le gambe e i genitali.

La televisione non è l’unico gioco. Tra gli altri, esistono anche l’Elefante, l’Uomo Pipistrello, il Cervo Pazzo, la Bicicletta, il Coccodrillo Asciutto, il Fagiano, l’Uccellino e il Biliardo. Facciamo che vi risparmio i dettagli.

Signore e signori, benvenuti nell’Esercito Russo. Il fenomeno di cui stiamo parlando si chiama dedovshina, letteralmente supremazia dei nonni. I dedi sono i nonni – i soldati a cui manca meno di un anno di leva, tra i diciannove e i vent’anni. Il dominio dei dedi si estende sui dukhi. I fantasmi. I fantasmi sono i ragazzi del primo anno di leva – tra i 17 e i 18 anni.

Il primo giorno i dedi requisiscono i vestiti delle reclute e danno loro degli stracci. Il senso di questo gesto, oltre a mettere disagio, è poterli facilmente identificare come dukhi. Da questo momento gli abusi ai loro danni continueranno fino al momento in cui diverranno a loro volta dedi. La meccanica macabra del dedovshina impone che chi si rifiuta, o non si mostra abbastanza crudele come ded, venga degradato nuovamente a dukh.

Per spezzare i dukhi ci sono modalità diverse: lo stupro, la tortura, le percosse, la malnutrizione, la privazione del sonno e i lavori forzati. (Forse “stupro” è vago. Preciserò che “Biliardo” la maggior parte delle volte implica lo stupro di un teenager con stecca e palline – nel migliore dei casi, ci si limita a spaccargli i denti sempre con la stecca). Riguardo ai lavori forzati, invece, lo stipendio di un giovane ufficiale russo è di circa 200 dollari al mese – insufficienti per vivere. Dunque il giovane ufficiale realizza un business per poter sopravvivere: affitta i propri coetanei come bassa manovalanza e intasca il ricavato. In parole spicce, ne fa degli schiavi.

In Cecenia i soldati erano utilizzati come schiavi e chi compiva la minima infrazione era punito con il pozzo: specie di fosse nella quale i soldati erano abbandonati anche per venti giorni senza coperte, con niente per proteggersi dal freddo e pochissimo cibo. La malnutrizione è tale, nell’esercito russo, che la media dei soldati perde sedici- venti chili solo nei primi due-tre mesi di leva.

Dunque i dedi confiscano per sé i pacchi che i dukhi ricevono dai familiari. Nel parere di W. E. Odom, storico, il fenomeno della dedovshina ha origine nel 1967, con l’entrata in vigore di una legge che obbligava a convivere i coscritti triennali e quelli biennali. Al giorno d’oggi, l’esercito è nel caos. Evitare il servizio di leva si può – pagando circa 5000 dollari. Per la maggior parte dei genitori la coscrizione dei figli rimane l’incubo più angosciante: chiunque può, paga. Dunque, solo una piccola parte – il 10% all’incirca – dei giovani uomini russi fa il servizio di leva. Spesso sono figli di violenti e di alcolisti.

Sono tre, principalmente, gli effetti del dedovshina sui ragazzi.

Uno, pur di non ritornare dukhi, diventano alcolisti e violenti a loro volta per sopportare l’orrore che come dedi sono costretti a perpetrare ai danni dei coetanei. Al termine del servizio di leva, rimangono alcolisti e violenti e sono una delle principali cause di morte femminile in Russia.

Due, impazziscono o scappano nelle foreste. (Nel 2002, a Ingushetia, due soldati hanno massacrato otto loro commilitoni a colpi di pistola. La motivazione che hanno portato è “vendicarsi del dedovshina”.)

Tre, si suicidano. Nell’esercito russo, i suicidi causati dal dedovshina sono circa 500 l’anno, senza contare le morti dovute alla violenza o alle privazioni.

I ragazzi che muoiono, che si suicidano, sono le menti più luminose dell’esercito russo. Sono coloro che non sono stati in grado, o hanno rifiutato, di fare violenza agli altri, sia pure per salvare sé stessi. Sono ragazzi che avevano il cielo stellato sopra di sé, e la legge morale dentro di sé.

Forse quelli che sono morti erano i nuovi Blok, Tchaikovskij, Rodchenko. O forse no.

In ogni caso, erano solo ragazzi.

Avevano tutta la vita davanti, ma non avevano scelta, e non avevano voce.



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