Lunedi, 21 agosto 2017 - ORE:02:53

Delitto Chiara Poggi, tutto da rifare


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Alberto Stasi è colpevole dell’omicidio di Chiara Pioggi avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Ne è convinto il sostituto procuratore generale della Cassazione Roberto Aniello che ha chiesto ai giudici della prima sezione penale di annullare con rinvio l’assoluzione accordata all’ex fidanzato di Chiara Poggi sia in primo che in secondo grado. Secondo il pg “l’autore dell’omicidio ben conosceva la vittima come pure la casa” e “non ci sono elementi che parlino di altre persone” all’infuori di Stasi “che potessero avere un movente per uccidere Chiara Poggi”. Di più, secondo la pubblica accusa di piazza Cavour, Alberto Stasi la mattina del 13 agosto sarebbe stato colto dal “panico” e sarebbe rientrato a casa Poggi “per controllare se Chiara era viva o morta”. Insomma, Alberto Stasi, per dirla col pg “ha simulato il ritrovamento del cadavere di Chiara”.

Il pg della Cassazione Roberto Aniello ha chiesto di annullare con rinvio ad altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Milano la sentenza assolutoria nei confronti di Alberto Stasi perché’ ritiene che “l’ipotesi accusatoria è sorretta da validi motivi”. Inoltre, il pg lamenta “difetti di logicita’” nelle due sentenze fotocopia che hanno assolto l’ex fidanzato di Chiara Poggi. In particolare, Aniello ritiene che i giudici d’Appello siano incorsi in una serie di “illogicità'” che impediscono ora “avere una visione completa” dei fatti.

La Procura avanza la sua tesi

La Cassazione ritiene inverosimile che “nel momento della scoperta della fidanzata massacrata, Stasi non si sarebbe nemmeno avvicinato per vedere se era necessario soccorrerla e non abbia nemmeno chiamato il 118”. Insomma, per il pg della Cassazione, “è inverosimile che Stasi sia scappato senza avvicinarsi alla fidanzata”. Si ricorda che Chiara Poggi la mattina del 13 agosto di 6 anni fa è morta perché’ qualcuno che per l’accusa è Alberto Stasi, le sfondò la testa con un oggetto mai identificato e la buttò giù dalle scale. A detta di Roberto Aniello, poi, nella sentenza di merito c’è stata una “sopravvalutazione della prova scientifica”.

Troppe prove trascurate

Secondo il pg è stata “una imperdonabile leggerezza” il mancato sequestro della bicicletta. Quanto alla richiesta dei genitori di Chiara Poggi di un esame mitocondriale sul capello ritrovato nella mano sinistra della vittima, per la procura della Cassazione sarebbe un “esame necessario. Quel capello -ha sostenuto Aniello- non era lì da tempo. Va accertato se sia della vittima o dell’aggressore”. Punto fondamentale per la pubblica accusa che dimostrerebbe la colpevolezza di Alberto Stasi sta nel ritrovamento del cadavere: “la difesa dice che Stasi ha indicato il cadavere di Chiara in una posizione che avrebbe visto successivamente all’omicidio.

Sarebbe la telefonata muta a incastrare Alberto Stasi

Bisogna però riconsiderare che senso possa avere che Stasi sia tornato in casa Poggi per scoprire l’omicidio”. Secondo la pubblica accusa della Cassazione, “c’è una ragione precisa per cui Alberto Stasi è ritornato in casa Poggi: quella mattina – ha detto Aniello – Stasi ha fatto telefonate su tutti i cellulari, a intervalli cadenzati. Solo tra le 10.46 e le 10.48 ci sono state 7 chiamate sul telefono di Chiara. Poi alle 13.26/27 succede qualcosa di diverso. C’è una chiamata di Stasi all’utenza di Chiara Poggi. Stasi riceve una risposta muta che dura 12 secondi. La spiegazione che viene data è che è la risposta dell’antifurto di casa. Stasi a quel punto esce e si reca a casa di Chiara e non dirà mai di avere avuto una risposta muta e di essere rimasto per 12 secondi al telefono. Stasi è evidente che è stato colto dal panico e che è tornato in casa per controllare se Chiara era viva o morta”.



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