Martedi, 23 maggio 2017 - ORE:20:49

I Casalesi riciclavano il denaro sporco a San Marino


casalesi

Dietro molti soldi che arrivavano alla finanziaria Fincapital di San Marino c’erano le famiglie Schiavone e Mariniello. Insomma: i Casalesi e quelli di Acerra. Tipini fini. Tutti insieme amorevolmente, perchè di fronte agli affari non c’è inimicizia o rivalità mafiosa che tenga.

A giungere a contratti – si badi bene: non scritti – di partecipazione societaria era per gli inquirenti il sammarinese Livio Bacciocchi, nella sua qualità di notaio, proprietario e amministratore di fatto di Fincapital. I contratti venivano raggiunti con i portavoce degli interessi economici dei Casalesi del gruppo Schiavone (vale a dire Salvatore Di Puorto e Massimo e Salvatore Venosa) e con Francesco Vallefuoco che invece rappresentava gli interessi degli acerrani. I conferimenti societari finanziati dalla camorra erano ovviamente frutto di condotte illecite.

Adesso poteva scattare l’operazione “Titano”

Con queste premesse, i Carabinieri del nucleo investigativo di Caserta, nell’ambito dell’indagine non a caso chiamata “Titano” condotta dalla Dda di Napoli guidata per l’ultimo giorno da Federico Cafiero De Raho (da giovedi capo della Procura a Reggio Calabria), hanno arrestato 24 persone indiziate a vario titolo dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, reimpiego di beni di illecita provenienza, intestazione fittizia di beni provenienti da attività illecite a soggetti compiacenti, di detenzione e spaccio di stupefacenti e di detenzione e porto illegale di armi, tutti con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’attività del clan dei Casalesi e del clan operante ad Acerra. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip Isabella Iaselli su richiesta dei pm Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Maurizio Giordano e Cesare Sirignano.

Almeno 5 milioni i Capitali investiti

I capitali investiti in quote della Fincapital – si legge a pagina 3 dell’ordinanza – sono di almeno 5 milioni. Capitali restituiti solo in parte al clan dei Casalesi (quando la finanziaria ha cominciato ad avere problemi) dagli amministratori di Fincapital mediante la cessione aliud pro alio (vale a dire qualcosa in cambio di qualcos altro). A essere cedute sono state una Ferrari Scaglietti (del valore di 300mila euro) e cinque unità abitative a Montegrimano Terme (Pesaro-Urbino) del valore unitario di almeno 500mila euro.

Le investigazioni hanno permesso di accertare che la famiglia Schiavone, oltre che a San Marino, investiva anche a Fano, Pesaro, Riccione e Rimini.



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