Venerdi, 20 ottobre 2017 - ORE:03:15

Il processo Garlasco raggiunge la Cassazione


processo garlasco

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La verità sulla morte di Chiara Poggi. Non chiedono altro mamma Rita e papà Giuseppe. Non pretende altro Alberto Stasi, assolto in primo e secondo grado dall’accusa di omicidio dell’allora fidanzata. Sarà la Cassazione, venerdì 5 aprile, a mettere la parola fine all’incubo dell’ex bocconiano o a riaccendere le speranze dei genitori della giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di via Pascoli a Garlasco, in provincia di Pavia.

Ora è giunto il momento del ricorso della parte civile

La Suprema Corte si pronuncerà sul ricorso avanzato da accusa e parte civile che contestano, in più punti, l’assoluzione dei giudici d’Appello di Milano pronunciata il 6 dicembre 2011. Difficile immaginare che i giudici di Piazza Cavour possano capovolgere un doppio verdetto, ma la decisione sul delitto di Meredith a Perugia lascia spazio a eventuali sorprese.

I legali della Poggi, intendono continuare le analisi

Diversi gli elementi che Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, mette in discussione nelle 68 pagine di ricorso: l’analisi mai eseguita su un capello trovato nella mano di Chiara e su alcuni frammenti di unghie della vittima, una bicicletta mai sequestrata ad Alberto, la mancata camminata sperimentale dell’unico imputato sui gradini imbrattati del sangue di Chiara. Pezzi di un puzzle mai presi in esame, ma che potrebbe dare la soluzione di un mistero lungo quasi 6 anni. I legali di famiglia Poggi insistono sull’esame del capello corto, color castano chiaro, trovato nel palmo della mano sinistra di Chiara: un capello con bulbo da cui si potrebbe estrarre e individuare il Dna per tentare di dare un nome e un volto all’assassino. Un indizio mai valutato fin dal primo processo, con rito abbreviato, celebrato davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli che, dopo una serie di perizie, ha assolto Alberto nel dicembre 2009.

La difesa di Stasi attacca

Una ‘dimenticanza’ che, insieme all’analisi dei frammenti di unghie della vittima, potrebbe risolvere un delitto che rischia di trasformarsi in cold case. E per non lasciare nulla di intentato la famiglia Poggi ha chiesto nuovamente il sequestro di una bicicletta nera da donna nella disponibilità degli Stasi, simile a quella vista da una testimone, e la ‘ripetizione’ da parte di Alberto della ‘camminata’ per capire come sia riuscito a non sporcarsi di sangue la suola delle scarpe quando entrò nella villetta e scoprì il corpo senza vita della fidanzata.



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