Martedi, 26 settembre 2017 - ORE:16:33

In carcere i due militari italiani fermati in India


In queste ore in India si è tenuta l’udienza a carico dei due militari italiani accusati di aver ucciso due pescatori il 15 febbraio scorso. La situazione è giunta quindi ad una svolta per i nostri connazionali; purtroppo, però, non positiva: è stato infatti disposto il fermo giudiziario per due settimane da scontare in carcere.

Già due giorni fa i presupposti non facevano ben sperare: il 3 marzo infatti è stata aperta la scatola nera della petroliera Enrica Lexie e si è scoperto che i dati erano stati manomessi; prontamente la magistratura indiana ha accusato l’equipaggio della nave italiana, peggiorando così la situazione dei due militari.

Ogni giorno i lati oscuri di questa faccenda si moltiplicano e si infittiscono i misteri sul destino dei due marò e su quello che sia realmente successo quel giorno.

Sembra inutile l’intervento di ministri e diplomatici nostrani: le autorità indiane fanno bello e cattivo tempo attribuendosi una competenza territoriale che contrasta con i trattati internazionali ed escludendo esperti italiani dalle perizie balistiche e autoptiche. Se consideriamo il fatto che nel Kerala (lo stato indiano teatro di questa vicenda) si stanno svolgendo le elezioni e che i candidati premier intendono usare i due militari come simbolo demagogico della loro futura politica, viene automatico pensare come l’Italia ultimamente stia perdendo sempre più peso sul panorama internazionale.

Iniziò tutto nel 1998: un aereo americano, decollato da Aviano, trancia i cavi della funivia del Cermis; venti le vittime. L’equipaggio dell’aereo fu prontamente fatto rientrare negli Stati Uniti e le autorità americane si rifiutarono di consegnare i colpevoli, promettendo un adeguato processo, naturalmente concluso con un’assoluzione parziale (due militari furono degradati e congedati per aver distrutto un video registrato durante il volo). L’Italia rimane a bocca asciutta.

Il secondo fatto risale al 2005: Nicola Calipari, funzionario del Sismi, rimane ucciso dai colpi di una mitragliatrice americana dietro la quale stava il soldato di chiare origini italiane Mario Lozano. Anche in questo caso la dignità nazionale viene calpestata e ci si deve accontentare di un processo in contumacia iniziato nel 2007 e terminato un anno dopo, con la sentenza che stabilisce la mancanza di giurisdizione italiana (i nostri giudici, a contrario di quelli indiani, conoscono il significato del termine “giurisdizione”).

Più recente è il caso Battisti: il terrorista latitante accusato di quattro omicidi è ora protetto dal governo brasiliano che si rifiuta di concedere l’estradizione.

Ed ultima la questione indiana.

L’Italia sta perdendo potere diplomatico e politico? È vista dagli altri stati come una nazione pronta a subire e che al massimo fa un po’ la voce grossa? Non si sa, ma un’ultima cosa forse aiuterà a riflettere: nel 2008 un cargo cinese ha investito un peschereccio nella solita regione provocando la morte dei pescatori; le autorità indiane hanno chiuso un occhio e la nave ha continuato indisturbata la navigazione verso casa.

Una casa forse più influente di quella dei due militari italiani.



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