Martedi, 17 ottobre 2017 - ORE:00:32

La chiesa si schiera apertamente contro la camorra


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Camorra lontana dalle processioni. Vanno in questa direzione le nuove norme ferree sulle feste religiose varate dai vescovi della Campania per tenere lontano “il malaffare” da questi eventi. Eccone alcune: ‘no’ all’usanza di “attaccare denari” alla statua del Santo, alla raccolta di offerte e alle fermate durante la processione per gli spettacoli pirotecnici.

La risposta arriva dalla chiesa

Inoltre arriva un secco “no” anche alle spese eccessive per assoldare cantanti. Vietate, soprattutto, le ‘fermate’ nei pressi delle abitazioni di boss e malavitosi, che spesso hanno guadagnato la ribalta delle cronache, come accaduto spesso per San Catello a Castellammare di Stabia e a Parete, nel Casertano, per la processione di Maria Santissima della Rotonda. Regole che serviranno ad evitare, ad esempio, che la Festa dei Gigli, nel quartiere Barra, possa essere ‘oggetto di conquista’ dei clan. Insomma il percorso, concordato con il Consiglio pastorale parrocchiale, unico organo al quale competete l’organizzazione, deve seguire le vie principali e la processione deve concludersi entro due ore.

Molti divieti e meno spettacoli

Vietati “rigorosamente” gli spettacoli “leggeri”. Il documento della Conferenza Episcopale della Campania stabilisce anche che “parte delle offerte ricevute in occasione della festa devono essere utilizzate per gesti di carità e per migliorare le condizioni delle chiese”. Ai Vescovi è stato deputato il compito di controllare l’applicazione delle norme stabilite. Qualora vengano ravvisate irregolarità, non è escluso che la processione venga sospesa. Parte delle offerte ricevute devono essere utilizzate per gesti di carità e per migliorare le condizioni delle chiese.

In relazione a queste nuove norme contenute in un documento redatto della Conferenza episcopale campana, il cardinale Crescenzio Sepe ha dichiarato: “Noi come Chiesa ci assumiamo la piena responsabilità di ciò che è pietà popolare, di ciò che è realtà ecclesiale e pastorale, per altre manifestazioni la responsabilità compete alle istituzioni civili”.



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