Mercoledi, 26 aprile 2017 - ORE:06:12

La scomparsa di Rebecca, lo scandalo delle vittime delle crociere


Porto di Los Angeles, 23 Ottobre 2011, al ponte 9 della Disney Wonder si festeggia l’inizio della nuova crociera Adventures away. I motti ripetuti dal equipaggio tutto sorrisi ed euforia sono ”Addio allo stress!” e ” Benvenuti in vacanza!”, le sirene intonano una classica canzonetta messicana, una bella trovata per mettere tutti a proprio agio. La Disney Wonder ha vinto nel 2010 il premio Condè Nast Traveller per l’equipaggio e il servizio. La crociera coinvolge la bellezza di 2.4455 passeggeri e circa mille dipendenti, animatori, camerieri, addetti alla sicurezza, ce ne sono di tutti i tipi per ogni evenienza.

Sembra che nessuno di loro abbia conosciuto la sofferenza o il dolore, gli animatori regalano sorrisi a chiunque e si rivolgono ai passeggeri con l’affabilità di un caro amicone. Nessuno ne parla, ma molti sanno che a bordo della stessa nave, esattamente un anno fa, proprio su questa rotta è successa una cosa terribile di cui tutt’oggi sappiamo ben poco. Alle 5.45 di mattina del 22 marzo una telecamera a circuito chiuso ha registrato le immagini di una ragazza che parlava al telefono, nella zona riservata al personale. Si chiamava Rebecca Coriam, 24 anni di Chester, Gran Bretagna; si era appena laureata in scienze dello sport all’Università di Exeter e da nove mesi lavorava come animatrice sulla Disney. Il lavoro le piaceva molto, ma al telefono sembrava sconvolta. Nel video un ragazzino le si avvicina e le chiede se stia bene, ”Sì, tutto bene” risponde Rebecca. Attacca il telefono, si gira, mette le mani in tasca come faceva sempre quando era pensierosa e si allontana. Quella è stata l’ultima volta che è stata vista.

Da allora è passato quasi un anno e mezzo. I genitori di Rebecca, Mike e Ann Coriam ogni volta che hanno provato a telefonare per  avere notizie si sentono rispondere ”C’è un indagne in corso”, mail, chiamate, lettere, niente, ottengono solo ”C’è un indagine in corso”. Non sanno più dove sbattere la testa, le indagini sulla scomparsa della loro unica figlia sono state affidate a un solo agente arrivato dalle Bahamas, a 1500 miglia di distanza dal fatto accaduto. Un solo uomo per un indagine forense e per interrogare tremila passeggeri, è toccato a lui per mere ragioni fiscali, nessuno ha considerato rilevante il fatto che la nave fosse di base a Los Angeles, che a sede centrale si trovasse in Gran Bretagna e che Rebecca era inglese e la sua scomparsa è avvenuta in acque internazionali tra gli Stati Uniti e il Messico. Vergognoso. Ma non finisce qui, Mike e Ann hanno incontrato l’agente una volta sola, il 25 marzo ( tre giorni dopo la scomparsa), hanno volato da Chester a Los Angeles per arrivare all’attracco della nave. Hanno visto il video di Rebecca e incontrato il poliziotto, gli hanno chiesto se sarebbe tornato a bordo per continuare le indagini e si sono sentiti rispondere ”No no, torno alle Bahamas”. Era domenica, l’agente era arrivato il venerdì ed era stato sulla nave solo la giornata di sabato. Nessun interrogatorio, nessuna ricerca.

Jon Ronson, un giornalista del Guardian ha contattato i genitori di Rebecca e gli ha promesso che avrebbe prenotato una crociera su quella stessa nave e avrebbe fatto delle domande all’equipaggio, per vedere cosa sarebbe riuscito a scoprire.

”Com’è lavorare qui?”, chiede Jon a un cameriere, ” Fa tutto parte dello spettacolo, in mezzo agli ospiti sei sempre in scena, anche sei fai il cameriere, l’addetto alle pulizie o il mozzo”. ”Da quanto tempo sei a bordo?” ” Sette mesi, torno a casa tra 44 giorni”. Ride. ”Eri a bordo quando è scomparsa Rebecca Coriam?”, chiede il giornalista. Il cameriere strizza gli occhi e risponde ” Non ne so niente… Non è mai successo. È quello che devo rispondere, scusi”.

Secondo una delle migliori amiche di Rebecca si tratterebbe di un incidente. Dopo la telefonata che sicuramente aveva sconvolto la ragazza, Rebecca è andata sul ponte, si è seduta sul parapetto e sarebbe caduta in mare accidentalmente. Non c’era nessuno a controllare la sicurezza del posto, nonostante gli addetti alla sicurezza debbano controllare tutti i ponti non c’era nessuno quando Bex (il soprannome di Rebecca) è caduta in mare. L’azienda nega tutto: o giustifica la negligenza per l’assenza di controllo o ammettono la poca sicurezza a bordo. Quindi sceglie il silenzio per non rimetterci il nome.

Dal 2000 a oggi dalle crociere della Carnival sono scomparse 46 persone, è il record negativo più alto di tutto le altre compagnie, sommate insieme, dal 2000, di sono registrate un totale di 182 sparizioni, nel 2012 il numero annuale è di 19. Quando una famiglia perde un membro che era a bordo di una nave da crociera questa riceve una telefonata da un certo Carver Kendall, dall’Arizona. È la guida del gruppo di pressione Internacional cruise victims ed è stato da poco contattato da Jon Ronson. Carver afferma che circa ogni due settimane si registrano delle sparizione sulle nave da crociera, la famiglia Coriam non è la sola. Il signor Kendall ha perso una figlia nel 2004, la comparsa fu denunciata appena due giorni dopo ma l’allarme non è mai stato dato, niente polizia, niente indagini, solo silenzio. L’industria è in grado di mettere tutto a tacere, i video sono segreti e non vengono mostrati per ragioni di privacy, gli addetti alla sicurezza, essendo dipendenti della crociera, non spicciano parola, è in gioco un malloppo troppo grande e se si spandesse la voce la compagnia andrebbe in rovina.

Carver parla di omicidi, scomparse misteriose, insabbiamenti da parte delle industrie e soprattutto violenze di natura sessuale. Nove mesi su dodici su una nave, equipaggio sottopagato, tenuto in cabine minuscole e costretto a lavorare 7 giorni si 7, gente proveniente da ogni dove ingaggiata per fare l’animatore o il mozzo, gente di cui si sa anche poco. Niente polizia, una volta lasciato il porto poi, sei in acque internazionali.

Sembra che siano sparite nel nulla, cadute in mare o uccise, stessa storia per una ragazzina di 15 anni, irlandese, che dopo aver bevuto troppo si è sporta dal parapetto per vomitare, è caduta in mare ma del fatto non ne ha parlato nessun giornale. O ancora, Lynsey O’ Brein, in vacanza con la famiglia, scompare misteriosamente il 5 gennaio 2006, non ci sono prove per una caduta accidentale e nonostante la compagnia abbia espresso il suo estremo cordoglio si è dichiarata esente da ogni accusa.

Il caso di Rebecca è stato discusso alla camera dei comuni britannica, il deputato di Chester ha detto che la Disney Wonder ha dimostrato di essere più interessata alla ripresa della crociera che alla scomparsa di una sua dipendente. È stata dichiarato scandaloso il fatto che le indagini fossero in mano ad un solo agente. Ma tutto qui, non si può fare altro. La Carnival tiene lontane le indagini, non vuole che i suoi passeggeri si allarmino e continuano con le feste, i giochi e i sorrisi impeccabili degli animatori.

 



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