Sabato, 25 febbraio 2017 - ORE:14:42

Maestra condannata a 15 giorni di carcere: costringe un alunno a scrivere cento volte sulla lavagna “sono un deficiente”


Palermo – un bambino di 11 anni è stato costretto dalla maestra Giuseppa V. a scrivere per cento volte alla lavagna “sono un deficiente”. La Corte di cassazione ha condannato l’insegnante a 15 giorni di galera, inizialemente sarebbero stati 30 per l’aggravante di danni psicologici permanenti al bambino, ma gli psicologi non hanno potuto confermare a pieno tale ipotetica conseguenza.

La maestra, a sua discolpa, ha affermato che il ragazzino stava tenendo atteggiamenti denigratori e offensivi nei confronti di un suo compagno. Nella motivazione della Corte di cassazione si legge che la maestra stava utilizzando metodi prepotenti che “finiscono per rafforzare il convincimento che le relazioni personali sono decise da rapporti di forza o di potere”, al bullismo degli scolari i professori non dovrebbero rispondere assolutamente con la stessa moneta. La donna è colpevole di aver abusato dei mezzi di correzione e di disciplina ai danni dello studente G.C., ”un bambino mortificato nella dignità”, scrive la Cassazione rifacendosi alla convenzione Onu sui diritti dell’infanzia che con la termine «bambino» identifica ogni “persona sino all’età di 18 anni”.

La donna è inoltre accusata di essere venuta meno al processo educativo in cui è coinvolto lo studente e ha inoltre  ha commesso un “abuso” che si ritrova ( riportiamo le parole della Corte) nel “comportamento doloso di chi – come in questo caso – umilia, svaluta, denigra o violenta psicologicamente un bambino, causandogli pericoli per la salute anche se è compiuto con una soggettiva intenzione educativa o di disciplina”.

La violenza fisica o psicologica non è giustificabile in nessun caso. I casi di bullismo tra gli studenti sono frequenti e puniti con sanzioni severe come la sospensione o addirittura l’espulsione. Ma chi tutela i bambini o i ragazzi dal bullismo dei professori? Quanto volte noi stessi ci siamo ritrovati davanti a casi di violenza psicologica? I professori spesso si sentono il diritto di educare i propri alunni, ma i loro commenti e le loro offese creano più disagio che incoraggiamento.

Nelle parole di chi troneggia in cattedra ritroviamo spesso una vena di veleno, tante volte ho assistito in prima persona al triste spettacolo di uno studente umiliato e offeso ( Ignorante, nullafacente, stupido). Chi ci tutela? Forse finalmente dopo questo caso a Palermo i professori avranno meno voglia di umiliare gli studenti.



Fate sempre attenzione! di ldgsocial
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