Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:00:36

Ndrangheta, grandi svolte in vista


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La Procura di Milano alza il tiro

La Procura di Milano ha ‘tirato le fila’ dell’inchiesta che, pochi mesi fa, ha assestato il colpo definitivo al Pirellone, già travolto da una serie di scandali, portando all’azzeramento della Giunta Formigoni e allo scioglimento del Consiglio regionale, con le conseguenti elezioni dello scorso febbraio. Il pm della Dda milanese Giuseppe D’Amico, infatti, ha chiesto il processo con rito immediato per l’ex assessore lombardo, Domenico Zambetti, che si trova in carcere dallo scorso 10 ottobre per un’accusa davvero pesante per un politico: voto di scambio con la ‘ndrangheta.

Giudizio immediato

Il pm ha chiesto, dunque, che l’ex assessore alla Casa del Pirellone vada a processo subito, saltando la fase dell’udienza preliminare, assieme ad altre 17 persone, tra cui numerosi presunti boss e affiliati delle cosche in Lombardia. Ora toccherà al gip Alessandro Santangelo, che firmò l’ordinanza di custodia cautelare, decidere se accogliere o meno l’istanza di immediato per i 18 imputati, i quali poi, dopo aver letto gli atti, potranno anche scegliere di essere giudicati con rito abbreviato.

L’accusa: 4 mila voti dalla ‘ndrangheta

Secondo le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dal pm D’Amico, l’ex assessore del Pdl avrebbe ottenuto circa 4 mila voti dalla ‘ndrangheta in cambio di 200 mila euro in contanti e di assunzioni e promesse di appalti. L’inchiesta aveva accertato, tra le altre cose, che la figlia del presunto boss Eugenio Costantino era stata assunta all’Aler, l’azienda lombarda di edilizia residenziale. Sarebbe stato, secondo gli inquirenti, proprio Costantino uno degli “ambasciatori” delle cosche che, assieme a Giuseppe D’Agostino (per entrambi è stato chiesto l’immediato), avrebbe stretto con Zambetti (accusato anche di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione) un vero e proprio “patto” tra mafia e politica: un accordo, come si legge nelle carte dell’inchiesta, tra “il cartello unitario delle principali famiglie mafiose della ‘ndrangheta lombarda’ e l’allora esponente del Pirellone.



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