Sabato, 29 aprile 2017 - ORE:23:25

Protesi Pip: lo Stato rimborsa


Sono finite nell’occhio del ciclone da qualche tempo ormai, perché giudicate dannose, le protesi mammarie Pip, che corrispondo al nome originale di Poly Implant Prothese, impiantate in Italia già dal 2001.

Gli ultimi numeri ci parlano di circa 4500 interventi nei quali è stata utilizzata questa tipologia di protesi, di cui 1695 impiantate solo nel Nord dell’Italia; le strutture sanitarie per ora affermano di aver utilizzato le Pip in 3.802 operazioni , stima che sale appunto a oltre 4.500 con i calcoli effettuati dal ministero, avvenuti incrociando i moduli inviati dalle strutture sanitarie, dalle Regioni e dall’analisi delle schede di dimissione ospedaliera. L’incidenza delle Pip sul totale degli impianti di protesi mammarie degli ultimi dieci anni è all’incirca del 3%, secondo i referti medici, escludendo però gli ambulatori privati. La stima è comunque approssimativa in quanto vanno ancora scandagliati i dati relativi alle regioni di Sicilia e Basilicata, in maniera completa, mentra la Campania ha fornito al Ministero solo numeri parziali.

Le Pip sono state ritenute pericolose perché il gel utilizzato è risultato differente da quello dichiarato; il fondatore dell’azienda produttrice delle Pip, Jean-Claude Mas è stato recentemente arrestato e lui stesso ha ammesso che queste sono capaci di provocare rotture, e reazioni infiammatorie.

Il Ministro della Salute italiana, Renato Balduzzi, intervenuto nei riguardi di questa situazioni ha tranquillizzato tutti dicendo che le Pip non comportano rischi cancerogeni, cosa che era stata paventata nei giorni scorsi. In ogni caso, ha chiarito il ministro, che il servizio sanitario nazionale rimborserà le spese per effettuare la sostituzione delle protesi difettose anche qualora fossero state impiantate per fini estetici, ma solo se ci sarà l’indicazione clinica specialistica, così come era stato indicato dal Consiglio superiore di sanità.

I chirurghi plastici, con l’insorgere di questa spinosa questione, si sono infuriati denunciando sia l’azienda francese sia l’ente certificatore tedesco T.U.V. Rheinfeld, chiamato ad effettuare i controlli. In questa vicenda i chirurghi possono ritenersi comunque tutelati e parte lesa, al pari delle pazienti, in quanto hanno operato seguendo le norme e utilizzando materiali con marchi “CE”.

Vedendo la gravità della situazione il Ministro Balduzzi e il ministro della salute francese, Xavier Bertrand, stanno per inviare al commissario alla Salute John Dalli una lettera, firmata da entrambi, nella quale si chiede di rafforzare “la vigilanza” sul mercato e di “accelerare la revisione della direttiva Ue sui dispositivi medici”.



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