Sabato, 25 febbraio 2017 - ORE:14:45

Racket, un imprenditore denuncia il pizzo


racket

Il coraggio di un imprenditore palermitano

Un imprenditore palermitano avvicinato dai quattro affiliati alle cosche finiti in manette stamani, non ha perso tempo e ha denunciato i suoi aguzzini ai carabinieri. I criminali gli avevano detto che se si fosse “messo a posto”, non avrebbe avuto più pensieri. In gergo mafioso, “mettere a posto” significa “pagare il pizzo”, per non correre il rischio di eventuali ritorsioni da parte di Cosa nostra.

Il o protagonista di questa incredibile vicenda è un imprenditore palermitano molto noto del settore della ristorazione. L’uomo ha raccontato ai militari di essere stato avvicinato lo scorso marzo dai quattro malviventi che avrebbero preteso il pagamento di 4mila euro, 2mila euro a Pasqua e 2mila a Natale, per provvedere al sostentamento delle famiglie dei detenuti.

Se il commerciante avesse rifiutato di pagare, la strada sarebbe stata segnata “qua dentro non verrà più nessuno perché siamo tutti d’accordo”. Il pagamento, invece, avrebbe significato la tranquillità: “significa la pace, la pace significa la pace assoluta e ti levi questo pensiero”.

L’imprenditore, in preda a importanti difficoltà economiche, ha risposto di non poter soddisfare le richieste, e di li a poco, ha iniziato a ricevere segnali minacciosi da Cosa nostra.

Anche la ricezione di un biglietto anonimo in cui c’era scritto “mettiti a posto un fare u sbirru picchì ti finisci mali” (mettiti a posto, non fare la spia perché finisci male n.d.r.);
La situazione si è conclusa nel migliore dei modi quando l’imprenditore ha denunciato il fatto alle autorità. Per gli arrestati l’accusa è di tentata estorsione aggravata dalle finalità mafiose.



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