Giovedi, 22 giugno 2017 - ORE:16:12

Serial Killer, andiamo a conoscere meglio questa figura


serial killer

Si parla sempre più di omicidi seriali, andiamo a capire da dove nasce questo fenomeno

Negli ultimi anni, si nota una tendenza da parte degli studiosi di questo fenomeno a cercare di analizzare l’omicidio seriale seguendo nuove strade che permettano di fornire una migliore comprensione della personalità degli assassini seriali.

Negli anni ’80 e nella prima metà dei ’90, la preoccupazione maggiore era quella di trovare delle categorie in cui definire e classificare un comportamento che, pur essendo sempre esistito, non era mai stato riconosciuto e studiato in maniera approfondita. Allo stato attuale, ci si è accorti, invece, che non basta stabilire se un serial killer è “organizzato” o “disorganizzato”, ma bisogna considerare altre variabili, proprio perché si tratta di un comportamento complesso, in cui entrano in gioco una moltitudine di fattori.

La visione psicologica del problema è basilare

Nella sua definizione, come abbiamo visto, include nella categoria di omicidio seriale alcuni casi particolari di mafiosi, terroristi e soldati che uccidono, appunto, in serie, spinti da una motivazione psicologica personale.

Generalmente, infatti, si tende a considerare veramente serial killer solo quel soggetto in cui è presente una componente sessuale che lo spinge ad agire in tal modo. Già nel 1995, del resto, lo psichiatra americano David Lester faceva notare come le tipologie proposte fossero principalmente orientate all’omicidio seriale sessuale, trascurando di analizzare altre categorie ritenute meno interessanti dall’opinione pubblica. Le categorie innovative considerate da Lester sono:
1. gli assassini seriali tra i criminali nazisti
2. gli assassini della criminalità organizzata
3. i terroristi
4. gli assassini seriali nelle bande giovanili.

Secondo questo psichiatra, è impossibile costruire un vero profilo del serial killer senza approfondire lo studio di tali categorie.
Un altro autore che ha cercato di analizzare in maniera più approfondita questo fenomeno è il sociologo americano Joseph Fisher, il quale analizza i mutamenti che avvengono in una comunità che si accorge improvvisamente di accogliere un assassino seriale.

L’approccio da questa prospettiva è particolarmente interessante ed attuale, dato che analizza il ruolo tutt’altro che marginale rivestito dai mezzi di comunicazione nell’incrementare uno stato di panico sociale attraverso un’informazione puntata al sensazionalismo. Quando, in una comunità, si verifica un caso di omicidio seriale, l’elemento centrale che attira l’opinione pubblica è la figura dell’assassino e tutto ciò che la riguarda (vita, personalità, abitudini, ecc.), mentre ben poca attenzione riceve la società che deve assorbire l’impatto di un crimine così devastante.

 



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