Martedi, 23 maggio 2017 - ORE:20:49

Si chiude il processo sul delitto Sarah Scazzi, attese le sentenze


delitto sarah scazzi

Il dolore di una famiglia, quella di Sarah, “consegnato” nelle mani della Corte in attesa di una risposta dalla giustizia italiana “che non sia muscolare né una vendetta”; l’appello dei legali di Sabrina Misseri a non condannare non essendoci la certezza “oltre ogni ragionevole dubbio” della sua colpevolezza; l’invito ad assolvere Cosima perché nel processo “la sua posizione ha avuto uno spazio così risibile che non si comprende come possa trovarsi accusata di omicidio”.

Adesso manca solo la sentenza

Dopo 15 mesi e 52 udienze, al processo per l’uccisione della quindicenne di Avetrana (Taranto) Sarah Scazzi, strangolata e gettata in un pozzo il 26 agosto 2010, ora manca solo la sentenza. Alle 17,30 la Corte di Assise di Taranto (presidente Cesarina Trunfio, a latere Fulvia Misserini) si è ritirata in camera di consiglio; il verdetto arriverà non prima di due-tre giorni. “Mi attendo una sentenza inflessibile”, ha detto la mamma di Sarah, Concetta Serrano, lasciando l’aula ‘Alessandrinì del Palazzo di giustizia. Concetta ha seguito quasi tutte le udienze, oggi con lei c’erano il marito, Giacomo Scazzi, e anche il loro figlio Claudio. Una famiglia compatta che “non è venuta qui a raccattare giustizia” ha detto uno dei suoi legali, l’avvocato Nicodemo Gentile, replicando in aula.

La famiglia di Sarah cerca giustizia, non vendetta

E ancora, una famiglia che “attende dalla giustizia italiana una risposta che non sia muscolare né una vendetta”. Parole che cozzano con quanto sostenuto subito dopo dall’avvocato Franco Coppi, uno dei difensori di Sabrina Misseri, la cugina di Sarah che rischia l’ergastolo. “Si può condannare – ha detto – solo se è provata al di là di ogni ragionevole dubbio la colpevolezza di un imputato, non perché non è stata dimostrata la sua innocenza”. Sabrina, ha aggiunto Coppi, è una “innocente che ha bisogno solo di giustizia. Mi appello alla vostra ragione di assolverla”. Richiesta arrivata nella tarda mattinata ricordando alla Corte che proprio oggi per Sabrina ricorrono due anni e sei mesi esatti di detenzione in carcere. Era il 5 ottobre 2010 quando il padre, Michele Misseri, la chiamò in correità nell’omicidio nella caserma dei carabinieri di Manduria (Taranto) e per lei scattò il fermo, poi tramutato in arresto. Anche la madre Cosima rischia l’ergastolo, ma su di lei “non ci sono indizi convergenti” ha detto uno dei suoi legali, Luigi Rella. Anzi, l’imputata ” ha occupato nel processo uno spazio così risibile – gli ha fatto eco l’avvocato Franco De Jaco – che non si comprende come possa trovarsi accusata di omicidio”.

La Corte, ormai, ha ottenuto tutto ciò che cercava

La Corte ha acquisito una serie di memorie difensive, che vanno ad aggiungersi alle 600 pagine consegnate la scorsa settimana dalla Procura. Nessun imputato ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee. Attesa delusa per qualche decina di cittadini di Avetrana ricomparsi improvvisamente in aula come spettatori, dopo che il paese è sembrato quasi seguire a debita distanza una vicenda giudiziaria che certo non l’ha messa in buona luce. Colpa di un clima e di un atteggiamento che non ha certo aiutato gli inquirenti a trovare la verità. Quella verità, almeno processuale, che la Corte di Assise è chiamata a scrivere in questi giorni.



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