Sabato, 21 ottobre 2017 - ORE:23:05

La terra dei fuochi é un paradiso

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La terra dei fuochi: un paradiso deperito

Napoli e i suoi dintorni: una delle realtà più varie d’Italia e una delle più controverse. Napoli con il suo Vesuvio, le vie strette, le pizzerie e il mare. Napoli con i suoi problemi, gli autobus che non passano mai, proprio mai, ma con i sorrisi cordiali degli anziani che ti consolano quando piangi perché non ce la fai più, il panettiere che regala i panini ai bambini di strada.

Una città bellissima di cui però si vede solo un quarto; una metropoli in continua espansione, con tutti gli aspetti negativi che questo fenomeno porta con sé. Una periferia che vive, pulsa, si ammala di malattie come la camorra, gli imbroglioni e quelli che pensano al guadagno e non al vero benessere delle altre persone, dei loro figli, della loro terra.

La provincia di Napoli fa paura: fa paura a chi è napoletano, e terrorizza chi viene da lontano. Non si capisce dove inizia e dove finisce e non si può attraversare in un giorno.

Un groviglio di strade, ponti, tunnel che collegano il bel centro storico, quella da cartolina, con quest’insieme insensato di costruzioni abusive e non, molto spesso costruite nel poco rispetto dell’ambiente e della salvaguardia di chi le abiterà. Perché l’abusivismo, la criminalità non tengono conto della salute, hanno in mente solo il loro status quo: si edifica dove non si potrebbe, si nascondono rifiuti nel sottosuolo e ci si piantano su coltivazioni destinate al consumo umano.

Allevamenti di animali da pascolo mangiano da campi contaminati, ammalandosi in continuazione. La terra dei fuochi; un termine che sentiamo tutti ogni giorno alla televisione, senza mai sapere bene a cosa si riferisca.

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Dov’è questa terra dei fuochi? Cos’è ?

È una distesa di terra, luoghi abitati che si snodano tra Napoli e Caserta, migliaia di volti e storie che si incrociano. Lì ci abitano, perché devono continuare a respirare l’aria malata delle discariche abusive a cielo aperto? Perché devono ammalarsi le mamma con i loro bambini, perché nel 2014, si deve morire di cancro dovuto alla contaminazione della terra, dell’acqua, dell’aria?

Perché le persone si ammalano, il cibo che mangiano è infetto. Sono stati fatti servizi speciali alla televisione, una realtà vecchia come poche portata alla luce per la prima volta, come se la politica non ne sapesse niente. Si sapeva già l’orrore dei coltivatori con la pancia piena di cicatrici da sutura dovute ai troppi interventi, si sapeva dei rifiuti tossici su cui sono stati edificati palazzi, campi da coltivare. Era il 2003 quando il termine venne usato per la prima volta nel rapporto ecomafie, quindi è passato un bel po’ di tempo.

Ma è un brutto vizio dell’opinione pubblica quello smettere di preoccuparsi di un argomento quando non se ne parla più assiduamente al telegiornale. La terra dei fuochi c’è ed è più vicina di quanto si pensi.

È fatta di malattia, contagio, rifiuti smaltiti illegalmente e guadagno sporco. A Napoli si fa finta di niente, sembra quasi che i pomodori che ci arrivano in tavola non vengano da li; così come a Roma, Firenze, Milano.

Non possiamo aspettare il prossimo servizio al telegiornale per indignarci, dobbiamo unirci a quei cortei di donne stanche, lavoratori sottomessi e bambini malati che ogni giorno lottano a gran voce per evitare che un’ennesima discarica sia aperta dietro il cortile di scuola.

Dobbiamo unirci come Italia, non come Napoli, e far sentire la nostra voce, perché il nostro prodotto DOP sia di nuovo simbolo della buona qualità italiana, la nostra cucina e i nostri frutti siano di nuovo considerati i migliori. C’è da guadagnarne per tutti, in salute prima di tutto. Perché se siamo ciò che mangiamo, è meglio stare attenti.



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