Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:00:34

Afghanistan: guerra del profitto


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Da 11 anni il nostro paese sta combattendo da fedele alleato degli Stati Uniti una guerra, sotto la denominazione di “lotta al terrorismo”, che intende mascherare le enormi logiche di profitto che ci sono nel combattere in Afghanistan.

I paesi dell’Asia centrale possiedono stabilimenti petrolifici per un valore di oltre 3 miliardi di dollari. Le vie di traffico di gas e petrolio sono molto strategiche per gli Stati Uniti per due motivi: per non dipendere dal gas russo e dal petrolio asiatici; perché controllare i flussi consente di contenere la ricchezza e lo sviluppo di altri paesi.

Infatti il 40% del fabbisogno americano deriva da paesi vicini come Canada Venezuela e Messico.

Le grandi multinazionali del gas e del petrolio orientano la politica estera degli stati, come nel caso russo della Gazprom che da anni ha influenzato l’amministrazione Putin e le guerre da lui avviate.

Prima dell’11 Settembre 2001, la UNOCAL, principale multinazionale del petrolio in America, scrive un documento in cui riferisce al governo Bush che il problema è far arrivare il petrolio dall’area del golfo persico ai nuovi mercati della Cina.

Il percorso ideale sarebbe l’Iran ma risulta impossibile a causa degli attriti diplomatici tra i due paesi. “Unico percorso possibile” continua il documento della UNOCAL (consultabile in rete) “è quello che attraversa l’Afghanistan. Il paese è in mano ai talebani. È necessario un governo riconosciuto e accettato dagli investitori mondiali”. La multinazionale dichiara fallita la trattativa con i talebani e tre mesi dopo inizia la guerra.

Da allora solo due articoli dei media americani hanno descritto quanto e in che modo si sarebbero arricchite le multinazionali del gas e del petrolio.

È il 7 Ottobre 2001. Gli obiettivi strategici dichiarati coincidono esattamente ai tracciati dei gasdotti e oleodotti della UNICOL.

Durante il conflitto viene insediato il presidente Karzai che guarda caso ha lavorato come consulente speciale per la UNICOL. In quel periodo lo scrittore Michel Collon scrive: “se vuoi controllare il mondo devi controllare il petrolio, tutto il petrolio, ovunque”.

Negli ultimi 4 anni in questa guerra sono morti circa 8830 civili (dato in continuo aggiornamento). Gli americani non riescono a vincere questa guerra, parte del paese è ancora in mano ai talebani.

Il nostro paese sta provando con la NATO ad esportare la democrazia. Dall’inizio della guerra il reddito pro-capite è sceso a 800 dollari ed è triplicata la produzione dell’oppio, un fattore quanto mai vicino agli eventi degli anni 70. Allora, la guerra in Vietnam avrebbe fatto innalzare i mercati degli stupefacenti ai vertici più alti.

Gli Stati Uniti hanno speso fino ad oggi 4000 miliardi di dollari (fonte Brown University, New York). Il Ministero della Difesa italiano nel 2010 ha presentato un conto di circa 20 miliardi di euro (Sipri). Invito a cercare a quanto ammonta una finanziaria in Italia e a porsi più di due domande.



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