Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:00:35

Aggressione a Milano: giovane ecuadoriano massacra un cinese


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Ora si trova nel carcere minorile di Beccaria il giovane ecuadoriano diciassettenne che ieri notte ha aggredito, senza valido motivo, un uomo di etnia cinese di 55 anni. << Hai guardato la mia donna!>> è stata la scintilla che ha fatto scattare l’aggressione, davanti ad un locale di Milano, in via Baldinucci, zona Bovisa, dove il ragazzo si trovava con alcuni amici.

Il ragazzo era completamente ubriaco quando il cinquantacinquenne cinese si è trovato a passare casualmente li davanti, l’aggressione è stata di una violenza inaudita, l’ecuadoriano si è scagliato contro la vittima e ha cominciato a prenderlo a calci e pugni in faccia. Alcuni avventori del locale hanno cercato di fermare il ragazzo ma non c’è stato verso, la furia del minorenne si è spenta quando qualcuno ha chiamato la polizia e il cinese era ormai agonizzante, a terra. Soccorso da alcun passanti l’uomo si trova ora in gravissime condizioni all’ospedale di Niguarda, in coma farmacologico, ed è stato sottoposto ad alcuni interventi chirurgici.

Il giovane dopo l’aggressione si è dato alla fuga e la polizia, giunta sul posto, non ha trovato che gli amici sotto shock che, se sospettati in un primo momento, sono risultati poi estranei a quanto accaduto, spettatori di una tragica vicenda di violenza. In un’ abitazione poco lontana, in via Brusiglio, il ragazzo ecuadoriano è stato arrestato, aveva indosso ancora la maglietta e i jeans sporchi di sangue.

Un’aggressione di una tale violenza, per di più gratuita, non può che riportare alla mente quanto avvenuto a Torpignattara la notte del nove Gennaio, quando Zhou Zheng e la figlia di pochi mesi hanno perso la vita in seguito ad un aggressione con furto. I due responsabili della tragedia avevano minacciato i coniugi Zheng con una pistole e poi il colpo fatale. Episodi di una simile violenza stupiscono, specialmente se fine a se stessi, per sfogare un impulso violento con un pretesto qualunque, come quello che ha addotto il ragazzo dell’Ecuador quando si è scagliato sull’uomo cinese. Da Roma a Milano le possibili ragioni possono essere diverse, ma il fatto è lo stesso, l’odio per il prossimo, uno scatto di indicibile rabbia contro chi in quel momento si trovava nel osto sbagliato al momento sbagliato.

Una follia animalesca scaturita dall’incomprensione di uno sguardo, uno sparo di pistola partito, si dice involontariamente, per spaventare ma che poi ha avuto le dolorose conseguenze che tutti conosciamo. Dolore e morte derivate da atti di violenza, che seppur giustificabili non potranno mai essere definiti legittimi. La morte di una bimba innocente, il dolore di un uomo vittima di una tale aggressione, portano tutte a un unica conseguenza: la diffidenza, l’odio per l’altro, la paura.



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