Martedi, 23 maggio 2017 - ORE:20:58

Egitto, violenti scontri allo stadio di Port Said


La violenza esplosa nello stadio di Port Said Mercoledì 1 Febbraio 2012 è l’ultima di una lunga lista che ha sporcato di sangue la storia del calcio. Ricordiamo la strage a  Burden Park, Gran Bretagna, nel 1946 in cui numerosi tifosi del Bolton furono schiacciati a morte dalla folla impazzita della tifoseria dello Stoke City; ancora, nello stadio Heysel di Bruxelles nel 1985  durante Juve-Liverpool persero la vita 39 persone, di cui 32 italiane; per citarne altre: Buenos Aires 1968, in River Plate-Boca Junior; Hillsborough di Sheffield, 1989; Baghdad, 2007 e molte altre. Gli scontri allo stadio di Port Said, durante la partita tra la squadra ospite di Al Ahly e quella locale di Al Masry, hanno un bilancio di 74 morti e 200 feriti, alla televisione egiziana il vice ministro della sanità Hesham Sheiha parla del« il peggiore disastro nella storia del calcio egiziano». La strage ci riconferma il clima instabile e teso in un Egitto post-rivoluzionario che  è ancora attraversato da fortissime tensioni politiche, non sono infatti mancate le accuse dei Fratelli Musulmani che parlano di un attacco pianificato dai sostenitori dell’ex presidente Hosni Mubarak.

Le motivazioni principali dello scontro sono però di natura prettamente calcistica: dopo il fischio finale del 3-1 e la vittoria del Masry, la tifoseria della squadra vincitrice ha invaso il campo con l’intenzione di provocare gli ultras della squadra avversaria, acerrimi rivali da tempo. In pochi secondi un’ondata furibonda si riversa sul campo accompagnata dal lancio di pietre e bottiglie, i giocatori di Al Ahly vengono travolti, picchiati e inseguiti fino agli spogliatoi.

In questo inarrestabile eccesso di follia le forze dell’ordine hanno dimostrato tutta la loro esiguità, la polizia in assetto antisommossa è incapace di gestire la situazione e si tiene sostanzialmente a bordo campo. Testimonianze-shock da parte di alcuni presenti sul posto, come quelle del veterano Mohamed Abou-Treika che urla al telefono «Le forze di sicurezza ci hanno abbandonato, non ci hanno protetto. Un supporter mi è appena morto davanti agli occhi negli spogliatoi». Soltanto più tardi sono arrivati due elicotteri della polizia per prelevare i sopravvissuti, intrappolati dalle fiamme che ormai erano divampate nello stadio e dalla folla impazzita. “Tutti noi siamo stati brutalmente aggrediti”, ha raccontato Ahmedi Fathi, laterale dell’Al Alhi. “Non c’era nessuno a proteggerci – il racconto del compagno di squadra, Mohamed Barakat – La nostra colpa è stata quella di giocare. Le autorità temevano di cancellare il campionato perché pensano solo ai soldi, non si curano della vita delle persone”. Traumatico anche il racconto dell’allenatore, il portoghese Manuel Josè: “Mi hanno preso a calci e pugni e poi sono finito in una stanza. So che alcuni dei nostri tifosi sono entrati negli spogliatoi e che i miei giocatori stanno bene, io non sono riuscito a raggiungerli”.

Tutte le partite di serie A della Premier Leauge sono state sospese immediatamente dalla Federazione calcistica egiziana, il premier egiziano Kamal en Ganzuri dichiara in Parlamento  la sospensione da ogni incarico il presidente del Consiglio della federazione calcio, che da qui a pochi giorni sarà sottoposto a dure inchieste. Nel corso della serata, seconde lo parole del Ministro degli Interni egiziano, 47 persone sarebbero state arrestate con l’accusa di aver fomentato atti di violenza.



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