Martedi, 23 maggio 2017 - ORE:20:58

Manifestazione Nazionale Studentesca a Pisa il 12 Ottobre 2012


Negli ultimi anni abbiamo potuto vedere la scuola pubblica sempre più intattaccata dalle leggi dei governi che si sono susseguiti, senza tuttavia cambiare direzione. La scuola è diventata ormai un edificio fatiscente, nel quale il diritto allo studio e all’assistenza sono appesi ad un filo.

Durante il silenzio mediatico dell’estate scorsa è stata riproposta dal Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo la  legge 953 “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali”, conosciuta sotto il nome della parlamentare Valentina Aprea che nel 2008 l’aveva posta al giudizio del Parlamento. In quell’ anno la proposta di legge fu messa da parte grazie alla reazione dei movimenti studenteschi che dilagarono in tutte le piazze d’Italia.

Ma come mai la legge 935 è nuovamente discussa in Parlamento e molti ancora non lo sanno? Chiediamo ai nostri professori cos’è questa legge e quali siano le ragioni per manifestare contro di essa, spinti dalla fame di sapere e di trasmettere sapere.

Intanto vediamo i punti fondamentali di questa proposta di legge: per incominciare, le rappresentanze studentesche di classe verranno eliminate, così come le assemblee. Le rappresentanze d’Istituto potranno variare di numero e solo i componenti maggiorenni avranno diritto di voto all’interno del Consiglio dell’Autonomia, (l’attuale Consiglio d’Istituto), in caso contrario potranno avere solo potere consultivo. A quanto emerge dalla legge, l’opinione degli studenti sembra non essere presa in grande considerazione.

Inoltre, il Dirigente scolastico sceglierà i suoi propri collaboratori da inserire in questo Consiglio dell’Autonomia a cui potranno partecipare anche fondazioni o aziende esterne, poiché si cureranno di finanziare la nostra scuola, e quindi contribuire alla stesura del piano dell’offerta formativa. Il suddetto Consiglio dovrà anche scrivere uno statuto autonomo con norme proprie in ciascun Istituto, infatti le scuole non dipenderanno più dall’amministrazione statale, ma da quella regionale.

Altro tema centrale è la questione caro-libri, per cui a partire da quest’anno scolastico gli insegnanti hanno avuto l’obbligo di adottare libri di testo misti, ovvero nuove edizioni con la sola aggiunta dell’utilizzo digitale e certamente una ulteriore spesa per le famiglie.

Anche le recenti prove INVALSI fanno capolino all’interno della riproposta legislativa: dai risultati che le scuole danno ogni anno dipendono i finanziamenti da parte dello Stato. Con questo si viene a creare un sistema poco equilibrato di una meritocrazia basata in sostanza sulla capacità di “crocettare” delle risposte e non sulla reale preparazione degli studenti.

Molti studenti sentono che che questa non sia più la scuola che vogliono. E allora hanno deciso di scendere in piazza il 12 Ottobre. Ma non sool studenti, perché il tema della scuola dovrebbe riguardare tutti. Indetta a livello nazionale dall’Unione degli Studenti, la data del 12, è stata organizzata a Pisa dal collettivo Officina 5punte che comprende studenti di varie scuole superiori.

Per citare l’UDS: “Vogliamo liberare i saperi per liberare gli individui e le collettività e per questo ogni giorno rifiutiamo tutto ciò che ci viene imposto. Un rifiuto radicale che comincia da noi stessi, dai nostri bisogni e desideri, dalla nostra volontà di cambiare l’esistente, di contestarlo e di costruire un mondo nuovo.”



Fate sempre attenzione! di ldgsocial
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