Sabato, 21 ottobre 2017 - ORE:23:17

Infiltrazione mafiosa, un cancro difficile da debellare


infiltrazione mafiosa

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Capire ciò che impone la legge aiuta a combattere il problema

Ancora una volta il fenomeno dello scioglimento per infiltrazione mafiosa all’interno di edifici pubblici è ritornato a farsi sentire. Andiamo ad analizzare meglio la legge italiana cosa afferma in merito.

Nel 2005 la Commissione Antimafia ha approvato un documento rivolto al parlamento affinché modifichi la norma esistente, con le seguenti considerazioni: ”l’esperienza applicativa di dette norme, che pure rivestono basilare importanza nel contesto della strategia di contrasto alla criminalità organizzata di tipo mafioso, non ha sempre fornito risultati significativi, poiché spesso lo scioglimento non ha rappresentato per gli enti locali interessati da condizionamenti o da infiltrazioni di tipo mafioso, occasione di rinnovamento e di sottrazione dal giogo che la mafia impone con il controllo delle attività amministrative”.

Secondo questa proposta di legge, dunque, si avverte la necessità di riguardare il controllo dell’area gestionale-tecnica degli enti tramite un commissario ad hoc. Oltre a correggere l’aspetto del coinvolgimento del settore burocratico–tecnico ritenuto condizionabile dalla mafia, la proposta di legge concerne anche i presupposti dello scioglimento che diventerebbero più stringenti , “concreti, univoci e rilevanti”.

Nuove leggi hanno tentato di risollevare la questione

Infine, una parte della nuova proposta di legge è stata recentemente inserita nella legge 94/2009 nel modo seguente: “Gli amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento non possono essere candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali che si svolgono nella ragione nel cui territorio si trova l’ente interessato dallo scioglimento, limitatamente al primo turno elettorale successivo allo stesso”.



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