Domenica, 17 dicembre 2017 - ORE:05:00

Napoli, la Camorra è entrata anche nel Consiglio comunale di Quarto


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Il Consiglio dei Ministri ha sciolto il Consiglio comunale di Quarto (Napoli) in base alla normativa antimafia dopo la richiesta presentata dal Ministro degli Interni. L’amministrazione del centro flegreo è stata al centro di un’ inchiesta riguardante pressioni del clan dei Polverino sulle scelte urbanistiche: il 9 luglio del 2012 i carabinieri eseguirono anche delle perquisizioni negli uffici privati del sindaco, Massimo Carandente Giarrusso, che non era indagato, e in quelli di alcuni consiglieri comunali e imprenditori.

Fondamentali le risultanze della commissione d’accesso

Le risultanze della commissione d’accesso – che a Quarto ha operato per circa sei mesi subito dopo lo scioglimento del consiglio comunale per le dimissioni del sindaco di centrodestra Massimo Carandente Giarrusso – sono risultate determinanti nello stabilire l’esistenza di presunte collusioni tra il clan camorristico e la politica locale.

Già nel corso della campagna elettorale per le comunali del maggio 2012 due candidati del centrodestra, Armando Chiaro del Pdl e Salvatore Camerlingo di “Noi Sud” furono arrestati per collusioni con i Polverino. Poi, in seguito a una indagine dei carabinieri coordinata dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio e Maria Cristina Ribera che portò alla luce ingerenze del clan camorristico su alcune scelte urbanistiche della città operate dall’amministrazione e dirigenti comunali: il sindaco Carandente Giarrusso sebbene non indagato, decise di dimettersi.

Francesco Dinacci: “si chiude una brutta pagina”

Tra le prime reazioni registrate c’è quella del coordinatore locale del Partito Democratico, Francesco Dinacci: “Con questa decisione si chiude una brutta pagina per Quarto con una misura significativamente compressiva dell’autogoverno locale, la seconda negli ultimi 20 anni della vita cittadina. Da molto tempo – afferma Dinacci – avevamo denunciato con forza quanto accadeva nel nostro territorio. Le responsabilità politiche vanno ricercate evidentemente tra chi si è distratto negli anni o ha girato la testa altrove o non ha saputo dire no rispetto a un certo tipo di consenso”.



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