Domenica, 23 luglio 2017 - ORE:22:34

Asl, la burocrazia sorvola sulla legge


malasanità

Fatture pagate a 30 o 60 giorni? Una chimera, almeno per ora. Enti locali e asl italiane hanno trovato, infatti, più di un escamotage per aggirare la nuova legge sui pagamenti della pubblica amministrazione che recepisce la direttiva europea 2011/7/Ue e che dal 1° gennaio impone di contenere a 30 giorni (60 giorni per le asl) i tempi di pagamento dei fornitori (oggi arrivano anche a 380 giorni). A due mesi dall’entrata in vigore della legge qualcosa si muove, soprattutto al Centro-Nord. Tuttavia molti enti, soprattutto quelli che hanno un elevato pregresso, fanno fatica a stare dentro ai tempi cercando scappatoie.

La burocrazia è una delle prime armi della scivolata burocratica

Il decreto prevede infatti una sorta di deroga sui tempi se c’è un accordo tra le parti. Così, a parte alcuni rari casi virtuosi (Regione Piemonte, bancarie, cessione del credito. Qualsiasi cosa pur di evitare i salatissimi interessi previsti in caso di ritardo (l’8 per cento più il tasso Euribor). Fra le situazioni più complesse c’è quella della Regione Lazio che, con i piani di rientro sanitario, si è sostituita alle asl stringendo accordi con i fornitori a 180 giorni. Un’intesa, valida anche per il 2013, a cui ha aderito l’80-85 per cento dei fornitori. E il restante 20 per cento? «Forti anche della nuova legge, in molti stanno minacciando pericolose azioni legali» commenta un operatore.

Incredibilmente, una delle più efficienti, è la Regione Piemonte

Tempi rispettati, ma un pregresso difficile da sanare. Questa la situazione in Piemonte dove a preoccupare l’assessore al Bilancio Giovanna Quaglia non sono i tempi di pagamento (16,7 giorni) ma «un arretrato da 50 milioni». Per farvi fronte «è pronto un piano 2013 che riqualifichi le erogazioni, riduca i costi e avvii una cabina di regia con le associazioni di categoria e gli enti locali». A complicare la situazione è però l’impossibilità di iscrivere nuovi mutui a bilancio.



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