Martedi, 25 aprile 2017 - ORE:08:51

Caso Roberta Ragusa, si vede la luce


roberta ragusa

Finalmente una traccia di Roberta Ragusa

Una prova, anzi, forse, addirittura due. Le (apparentemente) altalenanti dichiarazioni del procuratore capo della Repubblica di Pisa Ugo Adinolfi – che a proposito degli ‘elementi riconducibili alla donna scomparsa’ ha prima detto di non voler rilasciare dichiarazioni per poi sostenere che si tratta di «reperti non decisivi» – nascondono un fondo di verità. Purtroppo non è stato trovato ancora il corpo – né parti di esso – e quindi manca sempre l’elemento fondamentale che potrebbe fornire agli investigatori la ‘prova regina’ della loro ipotesi sul «Mistero di Gello».

Ma risulta che invece siano stati rinvenuti due oggetti particolari appartenuti a Roberta: l’orologio e il pigiama. Entrambi i ritrovamenti sarebbero avvenuti in tempi (tra fine febbraio e inizio marzo), luoghi e circostanze diversi. Il condizionale è d’obbligo perché gli inquirenti non parlano, non avendo alcun interesse a divulgare la notizia. Specialmente nell’imminenza del tanto atteso interrogatorio del marito della donna, Antonio Logli, unico indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere, dopo Pasqua.

Una prova schiacciante per capire l’identità della persona in lite con Logli

Secondo quanto si è appreso, l’orologio sarebbe stato trovato casualmente da un passante che poi lo avrebbe consegnato ai carabinieri – in un campo a poche centinaia di metri dall’abitazione di Roberta. Ovvero lungo via Gigli, proprio il luogo dove il supertestimone ha raccontato di aver visto, intorno alle 1.30 di quella maledetta notte, Antonio Logli (che invece ha sempre affermato di essere andato a letto verso mezzanotte) litigare furiosamente con una donna, senza però essere avere la certezza che si trattasse della moglie.

Il rinvenimento dell’orologio di Roberta in quel posto, quindi, sarebbe davvero importante perché fugherebbe ogni dubbio sull’identità della persona in lite con Logli. Il quale – sempre secondo il supertestimone – si sarebbe poi allontanato a bordo dell’auto a gran velocità dopo aver costretto la donna a salirci.

Esiste anche un secondo reperto

Per quanto, invece, riguarda il secondo reperto, questo sarebbe stato trovato nel corso di una delle tante battute di ricerca svolte da gruppi di volontari – esperti in questo tipo di attività – affiancati da uomini delle forze dell’ordine. Ben nascosti a circa 200 metri da una strada sterrata che si dirama quella asfaltata che sale sul Monte Serra (versante pisano) sono stati rinvenuti alcuni oggetti tra cui brandelli del (famoso) pigiama rosa che Roberta indossava la notte della scomparsa, avvenuta tra il 13 e il 14 gennaio dello scorso anno.



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