Domenica, 22 gennaio 2017 - ORE:13:08

Città della Scienza, parla Cantone


città della scienza

La mano della camorra su Città della Scienza. L’assioma delle prime ore viene smontato da un magistrato esperto di strategie dei clan. «Faccio fatica a credere che si tratti di un fatto di camorra» ha detto Raffaele Cantone, a margine dell’inaugurazione del corso universitario sulla legislazione antimafia, in relazione all’incendio di Città della Scienza a Napoli lunedì scorso.
Il magistrato, precisando di «non avere elementi maggiori di quelli in possesso dalla cittadinanza», ha espresso la sua opinione secondo cui «la camorra non avesse particolare interesse a bruciare Città della Scienza».

NAPOLI. «Non mi sembra un rogo di camorra, l’attentato a Città della Scienza è un gesto di intimidazione di centri di potere e di interesse, di qualcuno che non vuole farci venir fuori dall’immobilismo. Intendiamoci, la manovalanza è sempre a disposizione ma che sia una strategia della camorra in quanto tale non lo ritengo credibile».

 
Omero Ambrogi, presidente della Bagnoli Futura, è un ex magistrato voluto un anno fa dal sindaco Luigi de Magistris alla guida della società impantanata (e indebitata) nell’annosa responsabilità di guidare la trasformazione dell’area industriale dismessa. La sua è la prima dichiarazione pesante e indirizzata che si registra finora da fonte ufficiale sul rogo di Bagnoli. Una fonte qualificata: Ambrogi, 74 anni, è stato per anni presidente della Corte d’Assise di Napoli.

 
La camorra avrebbe fatto dunque “solo” il lavoro sporco per conto terzi?
«Guardi, per la mia lunga esperienza giudiziaria quando si parla di camorra bisogna fare un distinguo. La camorra non è soltanto un fatto di mano armata, criminalità che uccide e commette i delitti più efferati: la camorra è una mentalità, un metodo, un sistema di governo del territorio. In quest’area si muovono interessi fortissimi e nessuno lo ignora ma le analisi vanno condotte alla luce di quelle che sono le implicazioni più dirette che un gesto del genere può avere».

Un avvertimento dall’alto?


«Il dato che io registro più immediato dopo un fatto del genere è una forte intimidazione, una cappa che pesa su tutti coloro che devono operare, in senso politico, economico e commerciale. C’è un movente che vuole creare questa intimidazione».

Scusi ma se non è camorra, che cos’è: una mano istituzionale-affaristica?


«Non posso dire questo. La mia mentalità di ex magistrato mi insegna che le ipotesi vanno fatte sulla base di elementi concreti che io non ho e che se avessi, per rispetto dell’attività giudiziaria, non porrei mai a base del mio ragionamento. La mia lettura, avendo una conoscenza di questo tipo di fenomenologia, è che questo attentato ha per la sua spettacolarità e modalità come finalità una intimidazione generale. Non vedo un movente ben preciso, legato alla camorra. Ai clan che qui non si faccia niente non serve».

Che fare per uscire dall’immobilismo a Bagnoli?


«Il punto dolente è la rimozione della colmata. Serve rimuoverla tutta? Comunque sia, la tutela della salute e dell’ambiente restano due punti invalicabili».



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